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Coronavirus e Digital Marketing: un Cambiamento Inevitabile

coronavirus e digital marketing

Coronavirus e digital marketing: dal lockdown allo smartworking, dalla didattica a distanza allo shopping online. Tutto è cambiato, dopo quasi un anno dallo scoppiare della pandemia. La vita in casa ha portato a un picco della navigazione online. Metaforicamente parlando, è stato il modo che abbiamo scelto di mantenerci attivi, di avere qualcosa da vedere e da fare, che ci portasse a pensare ad altro. Il digital marketing, come tutte le attività online, deve oggi tenere conto di questo e molto altro per il futuro che verrà.

I primi dati a disposizione, dalla ricerca di We Are Social, fotografano il momento di picco del lockdown – ad aprile 2020 – in cui l’utilizzo di internet è cresciuto del 7% rispetto ad aprile 2019, con i social network che hanno fatto registrare un +8,7% del traffico. Questo numero significa 3,81 miliardi di utenti, praticamente il 49% della popolazione mondiale.

Per visitare il web, lo strumento preferito è lo smartphone, in possesso di circa due terzi della popolazione mondiale. Il tempo trascorso sui social è aumentato, come dicevamo, per tantissime regioni del mondo. L’Italia si assesta in un 45% di utenti attivi che hanno aumentato la loro presenza su Facebook, Instagram, Twitter e non solo, nel corso di quest’ultimo anno.

Gli utenti giocano, acquistano, guardano film e videochiamano di più. Con il coronavirus, digital marketing deve aggiornarsi tenendo conto nelle attività che lo caratterizzano di un fatto essenziale: un utilizzo più intenso del “web” porta a una maggiore consapevolezza da parte degli utilizzatori. Gli utenti più informati e critici hanno diversi standard rispetto al passato e fanno più caso a molte cose che prima difficilmente venivano notate. Un piccolo esempio? L’immediatezza della risposta a una domanda sulla pagina Facebook, il tono utilizzato da chi scrive, e via dicendo. Un utente più esperto, richiede un servizio migliore.

La scelta della strategia del nuovo digital marketing può e deve tenere conto di tutto questo. Esempi virtuosi li abbiamo visti in questi mesi con l’iniziativa #CIAndremo della Confederazione Italiana Archeologi, per la quale l’ente ha ripreso il proprio canale Youtube abbandonato da tempo e ha caricato video su video che riguardavano le bellezze del nostro paese. Grande crescita è stata poi registrata sui podcast, e sui programmi educativi e di intrattenimento. Lysoform, ad esempio, ha curato un canale Spotify con podcast di favole e storie per bambini. È cresciuto anche l’utilizzo di Telegram per l’invio di contenuti esclusivi, anche quelli per una corretta informazione sull’andamento della pandemia.

Coronavirus e Digital Marketing: testimoniamo il cambiamento

Sotto tanti punti di vista, non potremmo mai più tornare indietro. Ma questo in realtà, non è un male. Il coronavirus ha cambiato le nostre abitudini, diminuendo la distanza tra le persone e il web. È inevitabile quindi che il digital marketing si trasformi di conseguenza, tenendo a mente che il pubblico sta crescendo, non solo di numero ma anche di capacità nell’utilizzare il mezzo e di interessi.

La sfida è quindi quella di riuscire a creare un prodotto unico che sia all’altezza di quelle aspettative: abbracciando un nuovo modo di comunicare la propria presenza online.