Il consumismo consapevole: vendere prodotti sostenibili non è più una scelta

consumismo consapevole

Uno studio dell’Università della Pennsylvania conferma la crescita infermabile del consumismo consapevole, con questa sentenza senza appello: il consumatore vuole e sceglie di comprare prodotti sostenibili. Ma le aziende sono ancora indietro. Nel corso dello studio realizzato da First Insight e dal Baker Retailing Center, sono state confrontate le opinioni di consumatori e manager della vendita al dettaglio riguardo ai prodotti sostenibili, formati di acquisto e influenze che guidano decisioni.

Lo studio ha rilevato, senza troppe sorprese, che esiste una disconnessione significativa tra chi prende le decisioni in azienda e i consumatori quando si tratta di sostenibilità.

È ampiamente risaputo che l’imperativo della sostenibilità sia stato guidato principalmente dal consumatore. Alcuni brand lungimiranti, come Patagonia e Levi’s, sono stati pionieri in questo campo e dovrebbero vedersi riconosciuto il merito di aver dato al consumismo consapevole una piattaforma più ampia. Eppure è il consumatore, in particolare il consumatore della Gen Z, che ha elevato la conversazione sulla sostenibilità.

La Generazione Z e il consumismo consapevole

Lo studio ha rilevato che il consumatore della Gen Z (i nati tra il 1997 e il 2012) ha un’influenza smisurata non solo sui genitori della Gen X (nati tra il 1965 e il 1980), ma anche sui nonni Boomer (1946-1964) quando si tratta di acquisti sostenibili.

First Insight realizzò un primo studio del genere due anni fa, su Gen Z e sostenibilità. Da allora, la preferenza dei consumatori della Gen X ad acquistare marchi sostenibili è aumentata di quasi il 25%, così come la loro disponibilità a pagare di più per prodotti sostenibili (+ 42%). In effetti, i consumatori di tutte le generazioni, dai baby boomer alla generazione Z, sono ora disposti a spendere di più per prodotti sostenibili: due anni fa, erano il 58% di tutte le generazioni; oggi, quasi il 90% dei consumatori della Gen X ha affermato che se un prodotto sostenibile costa anche il 10% o più di un altro che non lo è, non è un problema.

Questi dati devono mettere in allerta le aziende: entro il 2030, la Generazione Z rappresenterà il 27% del reddito mondiale, mentre gli altri saranno sempre di meno. Poiché questa generazione sceglie i marchi che supportano anche i propri valori e le proprie cause, è imperativo che le aziende che vogliono sopravvivere si allineino con questi consumatori prima che sia troppo tardi.

I manager della vendita al dettaglio, emerge dallo studio, sembrano avere poca comprensione dell’aumento esponenziale del consumismo consapevole. Uno dei dati più significativi scoperti è che il 66% dei rivenditori non immagina minimamente che i consumatori di tutte le generazioni siano disposti a pagare di più per prodotti sostenibili. Un problema che potrebbe essere facilmente risolto, ascoltando la voce dei clienti e acquisendo maggiore comprensione su come migliorare la propria offerta e renderla più eco-friendly.

Il 98% dei manager inoltre ha la convinzione che i consumatori preferiscano pagare il Brand più che la sostenibilità del prodotto. Ma questo non è vero: lo studio dimostra che solo il 56% dei consumatori vuole la “marca”. Allo stesso modo, solo la metà dei dirigenti ritiene che la sostenibilità sia una considerazione di acquisto importante per i consumatori, nonostante tre quarti di tutti i consumatori affermino che è in qualche modo importante per loro.

Il desiderio di aiutare l’ambiente è risultato il motivo principale che guida le persone verso gli acquisti di prodotti e marchi sostenibili. Quasi il 30% afferma di voler migliorare l’ambiente, con il 23% che desidera ridurre gli sprechi di produzione, il 22% desidera ridurre la propria impronta di carbonio e il 17% preoccupato per il benessere degli animali.

Solo il 7% concorda sul fatto che preferisce fare acquisti sostenibili per essere riconosciuto come una persona virtuosa. Un dato anche questo importante, perché secondo i manager invece il riconoscimento sociale è importante per i consumatori tanto quanto il desiderio di aiutare l’ambiente.

Puntare a prodotti sostenibili: cosa significa per le aziende?

Sappiamo che le generazioni precedenti, dai Millennial ai Boomer, definiscono la sostenibilità principalmente in base ai materiali utilizzati per creare un prodotto. Questi includono fibre organiche raccolte naturalmente o prodotti realizzati con materiali riciclati. Sostenibilità per la Gen Z, significa invece produzione sostenibile. L’uso dell’analisi predittiva, il test di campioni digitali 3D prima della produzione e il perfezionamento delle politiche di distribuzione, packaging ecc, sono tattiche vincenti che possono migliorare gli obiettivi di sostenibilità per molti.

I consumatori stanno concedendo ai rivenditori e ai marchi il beneficio del dubbio: il 60% concorda sul fatto che i rivenditori siano sufficientemente trasparenti riguardo ai loro sforzi per diventare più sostenibili. Ironia della sorte, i manager a questa domanda hanno risposto che il 100% dei consumatori presuppone che i rivenditori non siano trasparenti con i loro sforzi di sostenibilità. Dimostrando ancora una volta un importante disallineamento.

Ascoltare più da vicino la voce del cliente consentirà a rivenditori e marchi di offrire qualcosa di più delle semplici misure performative quando si tratta di priorità ESG.

Si prevede che le priorità di sostenibilità della Gen Z aumenteranno di importanza man mano che sempre più membri di questa generazione entreranno nella forza lavoro. Le aziende dovranno imparare ad allinearsi meglio con le loro richieste. Perché il consumismo consapevole sarà l’unica cosa di cui si parlerà tra massimo 8 anni.

 

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